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DALLA OPERAZIONE MENSA DEI POVERI EMERGONO VECCHIE CONOSCENZA BRIANZOLE

Dalla lettura dell’ordinanza di custodia cautelare conseguente all’inchiesta condotta dalla Procura di Milano e denominata “Mensa dei poveri”, veniamo a conoscenza di un sistema che gestisce gli appalti pubblici in sinergia con la criminalità organizzata, che tocca anche la Brianza e alcuni temi già denunciati dai portavoce a cinquestelle.
Partiamo da tal Capristi, amministratore delegato della New Lisi Spa, che promette una dazione di denaro per far ottenere alla società che rappresenta un appalto per la realizzazione di un impianto di essiccazione fanghi.
Anche in Brianzacque, New Lisi ottenne un contratto di appalto di circa 7 milioni di euro per mettere in funzione una cosiddetta macchina “mangia fango”, di cui furono denunciate le stranezze e che, guarda caso, fu poi “tempestivamente” revocato.
Pasquale Marando, funzionario delle dogane, sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di p.s., che fu componente del Collegio sindacale di ALSI Spa, società poi confluita in Brianzacque, e che, a causa di questo doppio ruolo e di relative autorizzazioni mai richieste, fu al centro di una questione che portò ALSI ad essere sanzionata, con conseguente esborso da parte dei cittadini di circa 50 mila euro.
Giuseppe Asti, presidente del CdA di Tagliabue spa, indagato per aver posto in essere atti diretti a turbare il regolare svolgimento di una gara pubblica. Anche alcuni affidamenti di somma urgenza, forse non propriamente a norma, ottenuti da Tagliabue spa da parte di Brianzacque furono rilevati dal portavoce del M5S di Monza, Gianmarco Novi.
E terminiamo con il caso che ci porta a rilevare analogie davvero inquietanti con quanto già accaduto in Brianza.
Saverio Bratta è una vecchia conoscenza del servizio idrico; prima di trasferirsi a Varese è stato Direttore Generale di Brianzacque (società che gestisce il servizio idrico in provincia di Monza e Brianza) ai tempi in cui la società ottenne un contestatissimo affidamento del servizio, sul quale venne chiamato ad esprimersi il Ministero dell’Ambiente, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e che si chiuse con una pronuncia del TAR Lombardia, che non entrò nel merito della questione ma che si limitò a eccepire un difetto di legittimazione del ricorrente Comitato Beni Comuni di Monza e Brianza.
Bratta, ora amministratore delegato di ALFA srl, società a totale partecipazione pubblica che gestisce il servizio idrico in provincia di Varese, dall’ordinanza, pare che abbia affidato illegittimamente un incarico di componente del collegio sindacale della società. Inoltre, nell’ordinanza si legge “della nomina di BRATTA a direttore generale e dei pareri legali che devono strumentalmente supportarli, da affidare all’avv. Michela LONGO”. Quindi, da amministratore di fatto dell’azienda, CAIANIELLO, in un lungo monologo, impartisce ai due amministratori stringenti direttive operative:
– in relazione all’entità dei compensi da assegnare allo stesso BRATTA ed agli altri componenti del CDA;
– in relazione alla nomina sempre di BRATTA all’ulteriore carica di direttore generale;
– in relazione all’attribuzione di altri ruoli all’interno dell’azienda
Bene. L’affidamento dell’incarico di Direttore Generale al Bratta, da parte di Brianzacque, fu portato all’attenzione della Corte dei Conti in quanto inquadrato come consulenza e mai preceduto da alcuna procedura concorsuale.
Come se non bastasse, si ponga l’attenzione su questa ulteriore incredibile analogia. Immediatamente dopo le dimissioni dell’allora Direttore generale Facchinetti, il CdA di Brianzacque nominò Direttore Generale ad interim il Presidente dello stesso Consiglio di Amministrazione, Enrico Boerci, senza alcuna procedura di selezione e in carenza dei requisiti di partecipazione che erano stati richiesti ai candidati della procedura appena espletata; per effetto di tale nomina, dal 1° agosto del 2016 il compenso mensile di Enrico Boerci aumentò da € 3.833 (compenso stabilito dall’Assemblea dei Soci) a € 8.166 al mese.
Il Comitato beni Comuni di Monza e Brianza denunciò la questione.
Nel mese di marzo 2017, solo successivamente a un’interrogazione del portavoce del M5S di Agrate Brianza, si venne a sapere che Brianzacque aveva denunciato per diffamazione il referente del Comitato Beni Comuni di Monza e Brianza, Biagio Catena Cardillo, a seguito di un Comunicato con il quale si segnalava la scarsa trasparenza e la dubbia legittimità della procedura per la selezione del direttore generale;
Il GIP di Monza, il 6 marzo 2018, ha assolto il referente del Comitato Beni Comuni dall’accusa di aver diffamato Brianzacque, accogliendo la richiesta di archiviazione del Pubblico Ministero che aveva negato la fondatezza della querela perché “dalla memoria e dai documenti prodotti dall’indagato emergono sospetti di irregolarità nella gestione della società Brianzacque che giustificavano le esternazioni del Catena Cardillo”.
Enrico Boerci, dopo soli quattro mesi dall’assunzione dell’incarico, e dopo che la questione ebbe un certo risalto sulla stampa locale, rinunciò a svolgere la funzione di Direttore Generale e al relativo emolumento senza che, nel frattempo, si fosse provveduto a nominare un Direttore generale.
Attendiamo fiduciosi che anche la Procura di Monza accerti tutti i fatti sopra edotti.

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